Retroattività del TFR dei dipendenti pubblici: il parere della Consulta.

La Corte Costituzionale con sentenza n. 174/2019 ha bocciato la legge Regionale del Friuli Venezia Giulia che impediva con effetto retroattivo la valorizzazione del servizio prestato a tempo determinato con contratto di diritto privato ai fini del computo dell'indennità di buonuscita.

La Corte ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 7, commi 28, 29 e 30 della Legge regionale del Friuli Venezia Giulia 33/2015 che escludeva la possibilità di computare ai fini della determinazione della misura dell’indennità di buonuscita il periodo di lavoro prestato da alcuni dirigenti assunti dalla stessa Regione con contratto di diritto privato a tempo determinato.

Fonte: pensionioggi

Flat tax e spese fiscali: un bilanciamento difficile.

Le cosiddette fiscal expenditures relative all’imposta sui redditi delle persone fisiche (IRPEF) ammontano complessivamente a 133 miliardi. Le motivazioni sono varie: l’esigenza di evitare doppia tassazione, sentenze della Corte Costituzionale, trattati internazionali, sostegno alle fasce più deboli della popolazione. La maggior parte di esse si concentra sui redditi bassi e medio-bassi e contribuisce in misura determinante a rendere fortemente progressivo il nostro sistema fiscale: basti considerare che l’aliquota media effettiva sui redditi fino a 15mila euro è del 5,2 per cento e sale al 14,4 per cento (quindi ancora inferiore all’aliquota del 15 per cento propugnata dai teorici della flat tax) sui redditi fra 15 e 28mila euro.

Se le spese fiscali fossero tout court abolite, queste due aliquote salirebbero al 22,2 e al 24,2 per cento rispettivamente. Questo implica che ci siano molti contribuenti con reddito medio o medio-basso che non pagano quasi nulla perché hanno situazioni particolari come numerosi figli piccoli o disabili a carico. L’unico modo per introdurre l’aliquota al 15 per cento senza danneggiare milioni di contribuenti meritevoli di attenzione da parte del legislatore è quello di introdurre una clausola di salvaguardia in base alla quale il contribuente sceglie il regime che gli conviene. Questo però complicherebbe l’attività di controllo, soprattutto se diventasse un esempio per future riforme perché moltiplicherebbe i regimi di tassazione in essere. Questo è in contrasto con uno degli obiettivi dichiarati della flat tax, quello di semplificare il sistema tributario. Data la loro attuale configurazione, operazioni di riduzione delle spese fiscali possono certamente essere fatte, ma diventa molto difficile conciliare l’esigenza di semplificazione con quella di evitare perdite per fasce anche ampie dei contribuenti.

Fonte: A.Banfi, G.Galli,C.Valdes - Università Cattolica CPI

 

Sentenza n. 20/2019 della Consulta e riordino degli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione delle informazioni della PA: il legislatore non trascuri il “riuso” delle fonti pubbliche.

Con sentenza 21 febbraio 2019, n. 20, la Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 14, c. 1-bis del d.lgs. n. 33/2013, nella parte in cui prevede che le pubbliche amministrazioni debbano pubblicare i dati di cui all’art. 14, c. 1, lett. f) dello stesso decreto legislativo anche per tutti i titolari di incarichi dirigenziali, a qualsiasi titolo attribuiti, ivi inclusi quelli conferiti dall’organo di indirizzo politico senza procedure selettive pubbliche, anziché solamente per i titolari degli incarichi degli dirigenziali previsti dall’art. 19, cc. 3 e 4 d.lgs. n. 165/2001[1].La questione era stata sollevata dal TAR Lazio, sezione I-quater con ordinanza 19 settembre 2017, n. 9828, nell’ambito di un giudizio promosso da alcuni dirigenti di ruolo dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali avverso la nota del Segretario generale della stessa Autorità che imponeva, sia pure con alcune esclusioni, la pubblicità dei dati previsti dalla legge a loro relativi.

Fonte:medialaws


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