Società civile e istituzioni: il ruolo della classe dirigente

Nei processi di identificazione la personalità del leader crea la base sociale ed è la sua presenza, non il suo programma, che fa scattare negli elettori la identificazione con il leader, che deve presentarsi come vincente e seduttivo.

Questo leader tende spesso, a circondarsi non di una classe dirigente, ma di una classe somigliante, nella quale possa rispecchiarsi traendone sicurezza e che si possa rispecchiare in lui traendone legittimazione.

Un approfondimento illuminante a ridosso del 25 Aprile.

Fonte: Luciano Violante – NOMOS

 

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L’attività di programmazione come presupposto di decisioni amministrative

In un’amministrazione pianificata o programmata, sono i cittadini, innanzitutto, a vivere meglio poiché i loro interessi sono curati da interventi programmati (perciò conosciuti preventivamente), sulla base di una adeguata analisi e valutazione dei loro bisogni. Vivono meglio anche gli amministratori e i dirigenti i quali dispongono di direttive che indicano gli obiettivi da raggiungere e sulla base delle quali esercitano le proprie funzioni e i cui risultati sono sottoposti ad adeguati controlli. Vivono meglio gli operatori economici e gli imprenditori che hanno quadri di riferimento stabili per operare e programmare i propri investimenti. Dunque, curare adeguatamente gli interessi della collettività in un quadro di stabilità e certezza di obiettivi (funzione che è propria di ogni attività programmatoria) è l’essenza della buona amministrazione. È buona amministrazione, infatti, quella che imposta la propria attività su programmi elaborati in conformità agli obiettivi da raggiungere e che rispetta quanto programmato.

 

Fonte: Ruggiero Dipace -
Università degli Studi del Molise - Convegno AIPDA 2017

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Ulteriori prospettive di federalismo municipale. Modelli e casi pratici di implementazione delle risorse comunali

La spesa per investimenti pubblici, dopo il picco di 58 miliardi di euro nel 2008, è scesa a 33 miliardi di euro in questi anni. Gli investimenti sono stati l'unica voce di spesa tagliata sul serio, a parte gli interessi sul debito pubblico, dagli ultimi governi che si sono succeduti.

In questo modo si è reagito al problema senza intervenire sulla causa e si è attivato un circolo vizioso di bassa spesa per investimenti e basso sviluppo da cui il Paese deve uscire al più presto.

Su questo tema gli Enti Locali potrebbero giocare un ruolo determinante. 

Aumentare in modo stabile il valore assoluto della spesa per investimenti comunali di almeno 10 miliardi di euro all'anno (cifra pari al bonus degli 85 euro), riducendo  nel contempo sia il prelievo fiscale che la spesa a fondo perduto e attivando nuovi strumenti di federalismo municipale, li potrebbe ricollocare al centro delle dinamiche di sviluppo del Paese. La lettura che si segnala fornisce un'interessante prospettiva di finanza locale.

L’imposizione di scopo e i meccanismi di cattura del valore facilitano la redistribuzione dei benefici prodotti dagli investimenti pubblici e possono aprire nuovi spazi propulsivi per le autonomie locali, nel rispetto dei principi di uguaglianza e di sussidiarietà.

Fonte: Gugliemo Bernabei – Regione Emilia Romagna


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Le regole sul Bail In