Pagamenti della Pa, la soluzione non sono i minibot.

La Banca d’Italia certifica che i debiti commerciali delle amministrazioni pubbliche nel 2018 sono scesi al 3 per cento del Pil dal 3,2 per cento del 2017, attestandosi a circa 53 miliardi. Sulla base delle regole statistiche europee, una parte (circa 10 miliardi alla fine del 2018, pari allo 0,6 per cento del Pil) è già inclusa nel debito pubblico. Nonostante si sia dimezzata rispetto al picco del 2012, l’incidenza delle passività commerciali rimane comunque la più elevata in Europa, secondo le stime Eurostat.

Sempre secondo Bankitalia, circa la metà del totale delle passività commerciali dipende dal ritardo accumulato nei pagamenti dalle amministrazioni pubbliche rispetto alle scadenze contrattualmente previste. Infatti, oltre al loro ammontare, un problema non da poco dei debiti commerciali della Pa è sempre stato il ritardo cronico con cui sono effettivamente pagati. Con conseguenze complicate sulla liquidità e la gestione finanziaria delle imprese creditrici.

Per questo l’Unione Europea, negli anni della crisi del debito sovrano, ha deciso di intervenire per porre dei limiti stringenti ai tempi di pagamento della Pa. Con la direttiva 2011/7, e con il suo recepimento tramite il decreto legislativo 192 del 2012, è stato quindi stabilito che i pagamenti della pubblica amministrazione dovessero avvenire entro un massimo di 30 giorni dal ricevimento della fattura e di 60 in caso di pagamenti del servizio sanitario nazionale, pena la sanzione di interessi di mora.

Dai conti annuali Istat delle amministrazioni pubbliche risulta che nel 2018 la spesa della Pa in consumi di beni e servizi e in investimenti fissi lordi sia stata poco più di 181 miliardi. Dai dati disaggregati pubblicati sul cruscotto del Mef si vede che il tempo medio di pagamento è pari a 53 giorni. Con un po’ di aritmetica, è facile intuire che dei 53 miliardi di debiti commerciali del 2018 solo poco più di 26 derivano dagli acquisti dello stesso anno. Questo vuol dire, come conferma anche la Banca d’Italia, che la metà dei debiti commerciali attualmente in essere derivano da incagli degli esercizi precedenti.

Non servono quindi i minibot per agevolare i pagamenti della Pa, che nella loro parte corrente sono già diventati più veloci. Servirebbe piuttosto capire come mai c’è una parte di debiti vecchia e non saldata.

Fonte: M.Lisciandro-lavoce.info

Rivedere il capacity market a favore delle centrali termoelettriche che peserà sulle bollette degli italiani per un miliardo di euro all’anno.

Il provvedimento del Ministero dello Sviluppo Economico prevede l’introduzione di uno strumento di remunerazione di lungo termine delle centrali termoelettriche, anche di nuova costruzione, che è in netta controtendenza con il nuovo regolamento Ue del mercato elettrico.

Italia Solare, dopo aver scritto il mese scorso alla Commissione Europea, oggi ha inviato una lettera al Ministro dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio per chiedere che il Ministero blocchi l’iter del provvedimento sul mercato della capacità (capacity market) e lo riveda avviando un processo decisionale trasparente e prendendo in considerazione tutte le opzioni tecnologiche, ivi comprese le rinnovabili e gli stoccaggi di energia.

Fonte: italia solare

Accesso civico agli atti di gara da parte di soggetto non concorrente.

L’accesso civico può essere esercitato anche con riferimento agli atti di gara pubblica da parte di un soggetto che non ha partecipato alla procedura.

Il Consiglio di Stato ricorda che l’art. 53 del codice dei contratti pubblici richiama al primo comma la disciplina contenuta nella l. n. 241 del 1990, mentre nel secondo elenca una serie di prescrizioni riguardanti il differimento dell’accesso in corso di gara. L’art. 5 bis, comma 3, d.lgs. n. 33 del 2013, stabilisce, invece che l’accesso civico generalizzato è escluso fra l’altro nei casi previsti dalla legge “ivi compresi i casi in cui l’accesso è subordinato dalla disciplina vigente al rispetto di specifiche condizioni, modalità o limiti”.

Tale ultima prescrizione fa riferimento, nel limitare tale diritto, a “specifiche condizioni, modalità e limiti” ma non ad intere “materie”. Diversamente interpretando, significherebbe escludere l’intera materia relativa ai contratti pubblici da una disciplina, qual è quella dell’accesso civico generalizzato, che mira a garantire il rispetto di un principio fondamentale, il principio di trasparenza ricavabile direttamente dalla Costituzione.

Fonte: Giustizia Amministrativa


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